24/05/2009, alle 23:44 circa

Innanzitutto sento l'immenso bisogno di mostrarvi ciò:





Trattasi di uno scorcio azzardato del futuro bagno really visual della famosa casa. Premetto che quello che c'era prima l'abbiamo dovuto apocare perché le tubature erano marce. Esso si presenta come un vero e proprio accrocco di design e country style, ovvero un compromesso fra le mattonelle a finto mosaico e i ragni monumentali che lo abitano (e che continueranno a farlo till Death do us part) (ma come sono anglofona stasera?). Ancora manca il pavimento (scuro, quasi nero, in gres porcellanato - e chi sa cosa sia senza guardare su wikipedia vince mezzo litro di liquore all'anice verde) ed è da quattro mesi che lo attendiamo non più molto pazientemente... non abbiamo la flemma dei sanitari che son ancora lì che attendono pazientemente di venir montati (ditini su)... ma si farà. Si farà presto.

Ma procediamo spediti in questo tour turistico della futura casa Lypsak.




In codesto capolavoro della tecnica fotografica da cellulare possiamo ammirare un utente medio (Noctulio) in piena fase creativa. Era dai tempi della tinteggiatura delle pareti della casa al n°7 di via della Bandita a Casciano di Murlo che non imbiancavamo qualcosa insieme. Per l'occasione mi sono pure messa la stessa maglietta (bella forza, era devastata di colore dopo quell'esperienza, e la uso solo per lavorare in pizzeria o per imbiancare, appunto...) e lo stesso paio di calzoni corti verde militare (comodi, li porto da 10 anni...). Non è finita a sassate e a docce di colore come la volta precedente, ma sarà perché siamo ormai due ometti maturi e ligi al dovere (ma quando mai).
Sta di fatto che quello è un angolo della cucina (metratura incerta), esattamente ciò che ci sarà sotto l'acquaio, di cui si intuiscono gli attacchi. Le mattonelle, sempre visual abbestia, sono ancora un mio parto. Ero sotto trip quando le ho scelte? Può darsi. Ma guardarle mi servirà per rimanerci.

Andiamo avanti.





Chi ha fatto aprire al proprio padre (esperto artigiano edile) un'apertura di due metri e passa per unire due stanze chilometriche? Io. Sono claustrofobica. Com'era prima mi avrebbe ucciso, contando che il soffitto è di 2,30 m. Due stanze lugubri e poco illuminate non direttamente comunicanti fra loro. Adesso ho una sala da ballo, praticamente. Quello seduto sul futuro muro d'appoggio della stufa a legna (sempre visual abbestia), se si impegna molto, potrebbe diventare un ottimo ballerino. Ma chi può dirlo.

Ultima per chi batte.





Eccolo, il famoso camino. Senza più la piastra di ghisa dietro la quale secondo alcuni si trovavano:
  • il Graal
  • l'Arca Perduta
  • la Sindone
  • Godot
I testimoni testimoniano (...) che essa suona a vuoto. L'esperto (il mi'babbo) dice che si è solo staccato l'intonaco per il caldo. Malelingue (tutti) dicono che è perché ci sono state murate delle ossa dentro.
Io penso solo che mi limiterò a non disturbare niente e nessuno... nulla viddi... nulla seppi...

Insomma si va avanti... e il TOGLAM party è sempre più vicino... forse.


(# Addendum delle 0.11: scoccodano i Galletti...)


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dicesi facezie, fotoromanza, quella casa là

21/05/2009, alle 22:30 circa

E qui si chiude un ciclo.

Scusate, non ve la posso spiegare.
Sono un po' scombussolata.


E poi mi so' pure presa l'influenza.
Per tutto l'inverno m'aveva lasciato in pace.
Ora che arriva il caldo, ovviamente, ha deciso di stendermi.
Ma vafangùl.


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17/05/2009, alle 11:50 circa

Oggi è la mattinata delle ispirazioni altrui, decisamente. Leggo questo post di Cbicp e mi sento nettamente ispirata. Così tanto che, visto che sarei troppo pigra per scrivere un unico post con 25 canzoni che hanno segnato il passo nella mia vita, lo farò via via. Sound pills. Ora si vede che ne esce fuori.

Inoltre, la mia figliola spirituale s'interrogava sull'amore, quello con la A e la M maiuscole, quello senza una strinatura che è una, ineccepibile, in cui tutto si fonde alla perfezione. Leggendo lei, ci ho ritrovato un po' me stessa di qualche (ah, gli eufemismi!) annetto fa.
C'è stato un periodo della mia vita in cui l'amore immaginato era di gran lunga più soddisfacente e desiderabile di quello reale. Tutto quello che non potevo avere (per motivi vari: perché l'oggetto dei miei desideri non esisteva se non nella mia mente, perché era troppo più grande di me, perché aveva un volto famoso ma una personalità del tutto immaginaria...) segnava il passo, con mio grande rammarico. Se una cosa non esiste né può esistere, la sua assenza ti logora.
Ho passato tutta l'adolescenza (e oltre) a immaginare personaggi di quella che avrei voluto fosse la mia storia, molti dei quali erano compagni perfetti o comunque almeno degli ottimi complici di una grande tragedia d'amore. Per questo, quando ho scoperto il gioco di ruolo dal vivo, ci sono affogata dentro nel giro di poco, fra mille alterego e mille sogni. che almeno loro, le proiezioni di me stessa, trovassero quello che cercavano! Che almeno loro lo sapessero, quello che volevano!
Il gioco di ruolo in parte mi ha calmato. Ha permesso alla mia fantasia di non interferire più violentemente con la realtà. Buffo, eh? Dovrebbe essere il contrario. Ma sotto questo punto di vista è andata così.
Si potrebbe dire che finalmente ho ridimensionato la questione. Che non mi aspetto nulla, vivo le mie storie e basta, consapevole che possono finire e che dietro le rose ci sono quintalate di rovi. Che le cose possono essere eterne anche se finiscono. Poiché si cambia, ciò che abbiamo vissuto come fosse eterno non è detto lo rimanga; ma l'attimo in cui è stato vissuto come tale, rimane. Non si fa revisionismo su queste cose. E' stupido.
Però anche questa visione delle cose adesso sta subendo una solenne limatura. La sostanza non cambia, ma la superficie si trasforma.
A volte i sogni sono nettamente inferiori a quello che uno può effettivamente trovarsi davanti.


Sound pill #1

Quintorigo - La nonna di Frederick
Settembre 2004.
Nuova vita in nuova casa, pennelli che si muovono rapidi per dipingere di giallo le pareti, temperina che schizza ovunque, soprattutto dentro alle scarpe altrui. Una pagina nuova nuova della mia esistenza.


addendum: in serata ci dovrebbero essere aggiornamenti sul Galletto... Fuga!


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12/05/2009, alle 19:31 circa

Vedo la luna, vedo le stelle, vedo Caino che fa le frittelle...

Sapete che esistono decine e decine di versioni diverse di questa filastrocca? Iniziano tutte così, e proseguono (o non proseguono) nei modi più disparati. Tutto ciò mi fa pensare ai misteri dell'universo e al fatto che Caino, dopotutto, riesce talmente simpatico che non può comparire nelle nursery rhymes.
Ci sarà sicuramente un perché e anche un percome, ma alla fin fine... oh beh!
Tanto le frittelle di mele alla grappa mettono d'accordo tutti. O quasi.
Provare per credere.




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dicesi intermezzi, ricettario del galletto sbronzo

11/05/2009, alle 15:04 circa

Fra sabato e domenica ho compreso le seguenti cose:

1) Che nella vasca davanti a quella casa che comincia per M ci sono ben nove tritoni crestati. Sono coccolosissimi. Speriamo che campino bene e prosperino anche ora che ho tolto il fondo di sugna, vermi neri simili a sanguisughe e incrostazioni varie. Ma dice di sì.

2) Che una delle ricette presenti su di un libretto di cucina cioccolatosa che mi regalò la Laurina tanti anni fa è sicuramente farlocca. Oppure siamo farlocche noi che ci abbiamo lavorato.
Dopo otto minuti i biscotti si sono fusi insieme e completamente carbonizzati.
Ancora non abbiamo capito se la colpa del macello è stata del forno, della ricetta che prevedeva UN cucchiaio di farina, dell'aumento dell'entropia nell'universo o dell'Uomo del Giappone.




3) Che giocarmi l'Erborista Matta mi diverte un mondo. Riesco a star simpatica pure ai sathòriani.
Non avete colto? Scusate, è roba di GRV.
Però guardate quant'ero carina (e un filino folle) (e scoppiata) (e amabile) (e inquietante).
Ringraziamotutti in coro (vabbeh, io lo faccio) Miralys per la macchina fotografica e Stilgar per lo scatto...




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dicesi fotoromanza, quella casa là, mondo altro

08/05/2009, alle 14:59 circa

Ahhh, è primavera.
Finalmente un po' di caldo, un po' di solarìno che fa capolin fra le nuvole vezzose.
Finalmente un po' di svago, qualche passeggiata ritemprante, un po' di soave sguazzo alle Terme di Petriolo, per risollazzar le sorti della mia dear fibromyalgia. Ah, dolci momenti passati senza alcun pensiero a mollo nell'acqua bollente! Ah, canti d'augelli e grida di bambini festosi! Ah, cene amichevoli in buona compagnia!

E invece no, porco il clero.
Perché, a parte che il suddetto giorno in cui mi sono arrischiata alle terme ha cominciato a piovere, mi hanno rubato la borsa con dentro le cibarie, i vestiti e -cosa fondamentale- gli OCCHIALI. Da vista.
Ho capito anche chi è stato. Un paio di quaranta-cinquantenni di (ahimé - non lo dico per fomentar odio razziale, ma perché la loro favella apparteneva a quel ceppo linguistico) origine slava. Du' pidocchiosi maledetti, che altro motivo non avevano di attaccarsi alle borse di una delegazione di inermi studentelli (io non più, ma vabbeh) spiantati se non quella di essere degli stronzissimi pidocchiosi maledetti (appunto).
Spero si strozzino con i pomodori secchi e i du' etti di pane che han trovato dentro alla mia gloriosa borsaccia arancione, che fra l'altro da mesi mi chiedeva la pensione nonostante il mio accanimento terapeutico.

Morale della favola? La vostra già povera Lypsak, che continua a sgusciare da un ambulatorio all'altro, di 'sti tempi, collezionando fatture di eminenti specialisti che arpeggiano sul tema della fibromialgia & derivati, non solo ha aggiunto alla lista un conto di 90 euri dall'oculista, ma adesso spenderà 360 cartoni per un paio di occhiali nuovi et aeterni.

Unitevi dunque a me nelle esultanti grida di giubilo che mi sgorgano genuine dal cuore!!!

MA PORC$%& £$($)%&=$   £*#£"%!!!!!!!!!!!!


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04/05/2009, alle 12:06 circa

Ieri sera ho finito di leggere Battle Royale, che ho scoperto essere un film, un romanzo e anche un fumetto.
Il film l'avevo già visto (cioè, c'è Kitano, me lo potevo perdere? No, ditemelo!) e l'avevo apprezzato molto... il manga è sostanzialmente diverso, e cattivo oltre ogni immaginazione.
Insomma, ieri sera ero un po' scombussolata, dopo aver chiuso il 15° volume della serie, the last one. Mi lascio coinvolgere troppo da quel che leggo, entro in mondi da cui poi non riesco mai ad uscire del tutto.

Così ho iniziato a fare foto a caso. Per riprendere il contatto con la realtà.

Vi mostro quindi un brandello della mensolina sul muro che funge da secondo (altissimo) comodino. Come potete notare, àvvi anche una papera nera riempita di noccioli di ciliegia, un regalo suonante di Cbicp e una lampada da leggio.



Mi fa un po' strano pensare che presto questa roba verrà trasferita in quella famosa casa che inizia per M.
Il cambiamento è eccitante, è vero, e fa anche bene... però ti lascia addosso una strana sensazione.
A volte è gradevole, a volte è entusiasmante, a volte fa proprio paura.

O tò, rieccoci coi post inconcludenti.


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02/05/2009, alle 13:42 circa

J'ai cueilli ce brin de bruyère
L'automne est morte souviens-t'en
Nous ne nous reverrons plus sur terre
Odeur du temps brin de bruyère
Et rappelle-toi que je t'attends

(G. Apollinaire)

Nonostante tutte le mie buone intenzioni, questo blog non prosegue con belle notizie.

Attualmente si è aperto un buco freddo e oscuro a pochi passi da me. Distante, certo, ma non abbastanza da non avvertirne il gelo che spira fuori da esso. Siam tutti lì a guardarlo, alcuni molto da vicino, altri più distanti.
E non so decidere se mi spaventa più il buco in sé o le condizioni di chi lo osserva proprio da sopra, investito in pieno dalla sua raccapricciante incombenza.
Tuttavia, poiché il buco non si può richiudere, a noi non resta fare altro che tendere la mano a chi è sull'orlo, e aspettare che qualcuno la stringa forte e si faccia trascinare qualche passo più lontano.
Non si può far altro che esser lì.
E non si può fare nient'altro.

Ieri sera, dopo aver ricevuto la notizia, mi sono fatta una camomilla. Non che ne avessi bisogno, intendiamoci. Però mi serviva fare qualcosa di abituale, di semplice, di estremamente banale, per poter notare ogni movimento, per osservare la mano che andava e veniva aprendo sportelli, riponendo vasetti, appoggiandosi su ripiani. Le dita che si muovono hanno un che di ipnotico, di consolante.
Il fatto che la vita continui a volte ha davvero dell'incredibile.
Il minimo che si possa fare per chi se ne va e non dimenticare mai quanto sono miracolosi questi gesti così banali e scontati.
E quanto è fragile e sottile la differenza fra essere vivi ed essere morti.


(Altre cose, forse, fra un po', sul Galletto.
Ora non so.)


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