17/11/2009, alle 17/11/2009 12:15 circa

Stanotte, prima di addormentarmi, ho avuto uno di quei momenti pesantissimi che possono davvero ridurti ai minimi termini. Un vago senso di tremenda lucidità in cui riesci a percepire esattamente il vuoto, l'assenza, l'inevitabile.

E' facile (o meglio, non è poi così faticoso e doloroso) parlare di morte da non religiosi e non credenti, perché alla fine è quasi consolante sapere che la falce prima o poi arriva per tutti, senza favoritismi perché il Caso non ne fa, e porta via con sé il dolore perché tu che trapassi cessi improvvisamente di aver coscienza di te. Il tuo corpo presto diventa un tutt'uno con ciò che ha intorno, si tratta solo di diverse forme di energia. Sotto questo punto di vista, fra l'altro, di te non si perde tutto, pensa che culo.

Però non credo che anche il più incallito seguace del pensiero scientifico non provi mai la paura che tutto finisca. Non le vite degli altri, l'assenza di quelle fa paura per un altro verso.
No, intendo dire, a voi non capita mai di ritrovare da qualche parte dentro di voi l'esatta comprensione del fatto che quando morirete smetterete di provare QUALSIASI cosa? Niente più consapevolezza di sé, niente di niente. Com'è non poter provare niente di niente?
Il corpo smette di lavorare e questo magico tessuto di parole, comunicazione, emozioni, sensazioni, sentimenti cessa improvvisamente di esistere. Il corpo è sempre lì, inutile perché le sinapsi hanno dato forfait. Niente più movimento. Niente più trasformazione, se non quella della decadenza dei tessuti. Ma non c'è più nulla. Se non credi nell'anima, ogni cosa smette di esistere per te che non hai più modo di percepirla. Sei morto, capito? La macchina si ferma. The End.
Non credo che la cosa spaventosa sia il pensiero di lasciare questo mondo, o di soffrire.
Per me la cosa più dolorosa, vertiginosa e terribile è il fatto di non aver più consapevolezza di me. Di punto in bianco. E la cosa peggiore-migliore è che in quel momento non me ne importerà nulla, perché non è possibile che me ne importi.

A volte uno tende ad immaginare la morte come un prosieguo del sonno. Mpfh. La morte è una stella risucchiata da un buco nero. Prima c'è, poi non c'è più. All'improvviso, cessa di esistere. Magari diventa qualcos'altro, ma quella stella non esiste più.
E' in istanti come questi, in cui riesco a comprendere quanto sia terribile questo pensiero e il corpo è attraversato da brividi bollenti di paura, che capisco perché gli uomini hanno bisogno di credere che le cose non stiano così. Non è poi così consolante, come idea.
Ma comunque preferisco non aspettarmi nulla. Non ci credo, ma ci spero. Così come non credo alle creature cosiddette fantastiche, o alla magia. Non ci credo, ma ci spero un sacco.


Ma, come si dice, chi visse sperando, morì cac4ndo. Meno male, tengo molto al mio colon.
Comunque dopo quei tre minuti di buio e terrore mi sono messa a leggere questo racconto di Gaiman e le cose sono migliorate...



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dicesi brin de bruyère, deep from inside, libri e libroni

24/08/2009, alle 24/08/2009 00:57 circa

Quando la notte sei insonne e angosciata, come me fra venerdì e sabato (e il perché lo tralascerò), puoi fare poche cose che ti facilitano lo sfangamento del tempo che non si decide a passare.
Una di queste è leggere, e fin qui nulla di strano.
Un bel libro, magari non eccessivamente complesso o che ti metta in agitazione.

Una cosa come questa, magari:


Ora, a parte il fatto non trascurabile che quest'uomo è un genio e io me ne sono resa conto senza capire perché appena ho iniziato a studiare jazz, si tratta di un bel libro. E di una bella vita. E di una bella biografia.
E dire che per quasi dieci anni sono andata avanti a lamentarmi che nessuno aveva scritto niente su questa persona così incredibile. Non sapevo che nel 2004 qualcuno mi aveva esaudita.
E comunque mi sa che ne girano in giro altre.
Ma questa è notevole.
E vi consiglio tutti i libri di Stefano Zenni della stessa collana.
Anche quell'uomo è un genio.






Ma i libri a volte sono traditori, e in mezzo ci trovi proprio qualcosa che alimenta la motivazione che ti tiene sveglia. Mi è capitato con Guida galattica per autostoppisti, libro tanto acclamato da tutti quanto temuto e tenuto a debita distanza da me. Non ricordo nemmeno di averlo finito. L'ho proprio rimosso, se ci ripenso ho i brividi. Ma insomma.
La cosa migliore è affidarsi ai Bartezzaghi (soprattutto Alessandro e Stefano, poiché il compianto Piero non è più fra noi). Essi possiedono tutte le risposte, e ti costringono a trovarle a tua volta.
Sì, le parole crociate di notte fanno miracoli.

Grazie, o tu, Settimana Enigmistica. Grazie a te e alle foto in copertina, che ritraggono personaggi notissimi e tuttavia irriconoscibili, non si sa perché, peggio delle fototessere per la patente. Grazie alle Risate a denti stretti e ai Non tutti sanno che... Grazie per la Susi, soprattutto, che conosce solo dei nerd paurosi con seri problemi di comunicazione. Grazie, no, sul serio. A parte l'ultimo cruciverba a schema libero (pag. 42) del succitato enigmista che non m'è mai rimasto così vuoto et pensoso et solitario. Manco quando avevo otto anni mi rimanevano vuoti così. Che vergogna.



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