Quando la notte sei insonne e angosciata, come me fra venerdì e sabato
(e il perché lo tralascerò), puoi fare poche cose che ti facilitano lo sfangamento del tempo che non si decide a passare.
Una di queste è leggere, e fin qui nulla di strano.
Un bel libro, magari non eccessivamente complesso o che ti metta in agitazione.
Una cosa come questa, magari:

Ora, a parte il fatto non trascurabile che quest'uomo è un genio e io me ne sono resa conto senza capire perché appena ho iniziato a studiare jazz, si tratta di un bel libro. E di una bella vita. E di una bella biografia.
E dire che per quasi dieci anni sono andata avanti a lamentarmi che nessuno aveva scritto niente su questa persona così incredibile. Non sapevo che nel 2004 qualcuno mi aveva esaudita.
E comunque mi sa che ne girano in giro altre.
Ma questa è notevole.
E vi consiglio tutti i libri di Stefano Zenni della stessa collana.
Anche quell'uomo è un genio.
Ma i libri a volte sono traditori, e in mezzo ci trovi proprio qualcosa che alimenta la motivazione che ti tiene sveglia. Mi è capitato con
Guida galattica per autostoppisti, libro tanto acclamato da tutti quanto temuto e tenuto a debita distanza da me. Non ricordo nemmeno di averlo finito. L'ho proprio rimosso, se ci ripenso ho i brividi. Ma insomma.
La cosa migliore è affidarsi ai Bartezzaghi
(soprattutto Alessandro e Stefano, poiché il compianto Piero non è più fra noi). Essi possiedono tutte le risposte, e ti costringono a trovarle a tua volta.
Sì, le parole crociate di notte fanno miracoli.
Grazie, o tu, Settimana Enigmistica. Grazie a te e alle foto in copertina, che ritraggono personaggi notissimi e tuttavia irriconoscibili, non si sa perché, peggio delle fototessere per la patente. Grazie alle
Risate a denti stretti e ai
Non tutti sanno che... Grazie per la Susi, soprattutto, che conosce solo dei nerd paurosi con seri problemi di comunicazione. Grazie, no, sul serio. A parte l'ultimo cruciverba a schema libero (pag. 42) del succitato enigmista che non m'è mai rimasto così vuoto et pensoso et solitario. Manco quando avevo otto anni mi rimanevano vuoti così. Che vergogna.